Le artiterapie e l’ apprendimento esperienziale

Artiterapie e apprendimento esperienziale: definizioni Esiste un parallelismo interessante, amio avviso, tra il concetto di apprendimento esperienziale e quello di artiterapie.
Cerchiamo anzitutto di formulare delle definizioni, inquadrando questi termini in cornici concettuali più ampie. L’apprendimento, un capitolo ampio sia della psicologia che della pedagogia, è l’insieme delle modificazioni relativamente stabili del comportamento concreto o potenziale di un soggetto che si basano sull’esperienza. L’apprendimento implica l’acquisizione di una modalità di risposta agli stimoli nuova e stabilmente diversa. Esso riguarda non solo le modificazioni effettive del comportamento, ma anche le modificazioni delle possibilità di comportamento. Il valore aggiunto dell’ pprendimento esperienziale o dell’outdoor training rispetto alle forme tradizionali di apprendimento non consiste tanto nella tipologia variegata dell’esperienza, l’uso di audiovisivi o quant’altro, quanto nella partecipazione attiva del discente al processo.
Se confrontiamo il concetto di apprendimento con quello di psicoterapia possiamo notare alcune interessanti corrispondenze. Psicoterapia vuol dire letteralmente “cura dell’anima”, e la nostra ipotesi è che tale cura passi attraverso l’acquisizione di modalità differenti di fronteggiare la realtà, acquisite attraverso una sorta di apprendimento. È opinione condivisa tra gli psicologi che la sofferenzamentale derivi da una mancanza di risorse dell’Io, dovuta ad esperienze di deprivazione precoce che portano a schemi di risposta ridondanti. Berne parla a tal proposito di copione: ognuno di noi scrive nella propria infanzia il copione della propria vita che realizzerà da adulto. Ci sono copioni vincenti e perdenti, o meglio copioni più o meno funzionali . Questa stessa idea può essere diversamente spiegata avendo in mente la teoria dei livelli di apprendimento di Bateson così sintetizzata: ogni volta che la mente elabora un inferenza sui suoi processi di apprendimento ci troviamo di fronte ad un tipo di conoscenza che è di livello superiore rispetto ai precedenti. Esempio: io posso fare una serie di esperienze di rifiuto e, ad un certo punto, produrre un inferenza su tali esperienze, ovvero un apprendimento
di livello superiore: “nessunomi ama emi ameràmai”. Ovviamente non ha senso interrogarsi sulla veridicità di tali affermazioni, in quanto stiamo parlando di schemi emotivi. Ad ogni modo una psicoterapia potrebbe essere considerata come una forma di apprendimento ultima in cui la persona riflette sui suoi assunti di base e sul modo in cui sono stati appresi durante la sua vita. Questo è maggiormente evidente in
alcuni approcci psicoterapeutici. ConsultiamoWikipedia e vediamo come essa descripe la terapia cognitivocompertamentale: L’obiettivo del terapeuta cognitivocomportamentale è di ridurre il comportamento di evitamento, facilitare un reframing cognitivo (ristrutturazione cognitiva), ed aiutare il paziente a sviluppare abilità di coping (la capacità di fronteggiare certe situazioni).

Questo può comportare:
• Ristrutturare credenze “false” o auto-lesionistiche;
• Sviluppare l’abilità di parlare a se stessi in modo
positivo (self-talk positivo);
• Sviluppare la capacità di sostituzione di pensieri
negativi;
• Desensibilizzare sistematicamente (principalmente
per l’agorafobia e le fobie specifiche);
• Fornire conoscenze specifiche al paziente, che lo aiuteranno a fronteggiare le situazioni (per esempio se qualcuno soffre di attacchi di panico, gioverà l’informazione che le palpitazioni in sè stesse, anche se rapide e prolungate, sono del tutto innocue).
La psicoterapia, in sintesi, può essere considerata a buon diritto una forma di apprendimento. Le artiterapie consistono nell’insieme delle innumerevoli forme di terapia psicologica che utilizzano l’arte come canale privilegiato di espressione ed elaborazione emotiva. Lavorazione della creta, poesia, musica, pittura, danza…
Vezio Ruggeri dà la seguete definizione: Ogni linguaggio dell’arte presuppone un approccio tecnico specifico ma possiede anche elementi assolutamente comuni, quali l’immaginazione, l’emozione, la percezione, la gestualità, gli stati di coscienza, ecc.
Il lavoro arte-terapeutico, superando i limiti della parola, mira direttamente ad arricchire e valorizzare la condizione esistenziale dell’individuo attraverso la realizzazione di potenzialità espressive inibite o mai sviluppate..

Anche se la nascita del termine è abbastanza recente, intorno agli anni ’50 del secolo scorso, è difficile stabilirne l’origine storica poiché non esiste qualcuno che abbia inventato le artiterapie; si tratta probabilmente di un principio talmente umano ed universale, quello di usare l’arte come cura, da potersi dire archetipico in senso junghiano. In tutti i tempi della storia, l’arte è stata metodo di conoscenza, canale privilegiato di accesso alla psiche che supera i limiti della parola – e questo è già terapeutico, in senso lato, poiché il dare forma e immagine alle emozioni ci permette di viverle autenticamente. Tra i tanti esempi basti pensare alla funzione catartica che i greci attribuivano alla drammatizzazione teatrale: mettere in scena delle tragedie o assistervi permette di “purificare l’anima”. Tale ed invariato rimane tuttora il modus operandi dell’arteterapeuta il quale, trovandosi ad operare nei più vari e diversificati contesti (istituti psichiatrici, case famiglia, scuole, associazioni, etc.) , sa che le emozioni, quali che siano, diventano nocive nel momento in cui vengono represse e non trovano una via di scarica o meglio di espressione.
Ovviamente il processo terapeutico è tale non solo per il riemergere di contenuti significativi emotivamente ma soprattutto perché questi contenuti vengono elaborati se vi è la loro accettazione incondizionata da parte del del terapeuta o del contesto terapeutico, ovvero se vi è una loro legittimazione. Come detto prima, noi crediamo che attraverso l’arte possa avvenire la ristrutturazione di schemi cognitivi appresi in modo inconsapevole e l’apprendimento di modalità nuove di affrontare la realtà, quello che in psicoterapia cognitivo-comportamentale viene detto “coping”.

Consideriamo l’opera di Lucio Fontana “Attese” riprodotta qui a fianco.
L’autore, davanti alla tela vuota sceglie di non usare il pennello ed i colori, ma prende un taglierino e lacera la tela con quattro tagli. Cosa vuol dire questo, cosa simboleggia non lo sappiamo, lasciamo
ai critici d’arte ed agli psicoanalisti le interpretazioni. Limitiamo qui la nostra attenzione all’esperienza, al puro dato fenomenologico, ovvero
che davanti ad una tela possono anche non usarsi i colori ed il pennello ed adoperare un taglierino per lacerarla. Se dovessimo come psicologi proporre un lavoro che trae spunto dall’opera potremmo chiedere ai nostri utenti “tagliare una tela invece di colorarla, come ci si aspetterebbe di fare, quale episodio della tua vita ti riporta allamente?” oppure “vedere quei tagli invece delle pennellate, quali emozioni ti suscita?”. Il conduttore che pone queste domande non sa dove lo porteranno, né sa che tipo di lavoro ne uscirà fuori. L’arteterapeuta, il più delle volte, limita il suo intervento ad agevolare i processi psicofisiologici che via via prendono forma, trasponendo tali processi
sul piano della realtà, attraverso il linguaggio dell’arte.
Ciò che avviene nella creazione dell’opera d’arte è isomorfo rispetto ai processimentali, omeglio psicofisiologici, in corso. Un esempio. Un laboratorio di pittura da me condotto aveva come tema “l’immagine di sé”. I partecipanti erano invitati, dopo aver condotto un’esperienza propedeutica di rilassamento emeditazione, a disegnare su un foglio l’immagine che avevano di sé. Volutamente in tali circostanze si danno poche ed ambigue indicazioni in modo da favorire quanto più possibile
l’interpretazione più idonea al bisogni degli utenti in quel datomomento.Al termine dell’esperienza tutti furono invitati a riferire ciò che avevano vissuto. Una ragazza, visibilmente emozionata, mostrò al gruppo il suo foglio denso di tratti sovrapposti; raccontò che all’inizio aveva avuto l’impulso di disegnare delle linee contorte e convergenti simili a dei vortici. Disse che guardando quelle linee aveva avuto una sorta di illuminazione perché aveva associato quei vortici ai suoi
pensieri, che sembravano “andare avanti ed invece girano sempre intorno allo stesso punto”. Dopo aver riempito la pagina di alcuni di questi segni aveva dunque deciso di provare ad “aprire i vortici” disegnando linee non più convergenti ma dritte. Raccontò che l’esperienza era stata fonte di una forte emozione per lei anche se non riusciva a spiegarsene il motivo e di aver provato una sensazione insieme di leggera piacevolezza mista ad inquietudine. Alla mia domanda “qual è la prima cosa che ti viene in mente pensando ai ‘vortici’?”, rispose che le veniva in mente come da diversi mesi sentiva un forte bisogno di cambiare la casa dove abitava per trasferirsi altrove a causa di ripetute liti ed incomprensioni con le sue coinquiline
ma come sino ad allora aveva sempre indugiato in questa decisione per motivi accidentali. È interessante notare come lo svolgimento dell’esercizio abbia assunto una direzione ed un significato che non erano assolutamente prevedibili in partenza..
L’aspetto che in questa sede intendiamo sottolineare è che il lavoro avviene a livello concreto, fisico, non mentale: le artiterapie richiedono l’agire. È questa la fondamentale differenza rispetto alle forme tradizionali di psicoterapia focalizzate sull’uso della parola che rende inoltre le artiterapie utilizzabili in contesti socio-culturalimultiformi . In qualchemodo ci si è resi conto che fare esperienza, attraverso l’arte, del cambiamento permetteva che questo fosse maggiormente assimilabile. Ecco dunque il primo è principale punto di contatto con l’apprendimento esperienziale: l’agire come modulatore dell’apprendimento.
Volendo esprimerci sinteticamente potremmo dire: Apprendimento : Apprendimento esperienziale = Psicoterapia : Arteterapia

Un altro elemento in comune tra apprendimento esperienziale ed arteterapia è che in entrambi i casi l’utente-discente è protagonista del processo di apprendimento, il che ha un profondo valore psicologico poiché accresce l’autostima e favorisce il senso di identità.
Concludendo, credo che l’accostamento tra questi due concetti possa essere molto utile a tutti i professionisti interessati all’uno o all’altro e possa essere fonte di reciproco arricchimento.

Bibliografia e weblografia
– I. STEWART, V. JOINES, L’ analisi transazionale. Guida alla psicologia
dei rapporti umani, Garzanti, Milano, 2000.
– E. BERNE, Ciao!… E poi?, Bompiani RCS, Milano, 2000.
– E. BERNE, A che gioco giochiamo?, Bompiani RCS, Milano,
2000.
– G. Bateson, Mente e natura, un’unità necessaria, Adelphi,
Milano, 1984.
– G. Bateson, Verso un’ecologia della mente, Adelphi, Milano,
1977
– G. Bateson, J. Reusch, La matrice sociale della psicologia, Il
Mulino, Bologna, 1976.
– V.M. Ruggieri, Semeiotica dei processi psicofisiologici e psicosomatici,
Il Pensiero Scientifico, Roma, 1987.
– V. M. Ruggieri., Mente, corpo, malattia, Il Pensiero Scientifico,
Roma, 1988.
– V.M. Ruggieri, L’esperienza estetica: fondamenti psicofisiologici
per un’educazione estetica, Armando, Roma, 1977.
– Voce “Psicoterapia cognitivo-comportamentale:

-Il sito dellaAssociazione Europea Psicofisiologi Clinici per
l’Integrazione Sociale:
80

    Saggio compreso nel volume

    Salvatore Colazzo (a cura di), Formare gli adulti. Questioni di progettazione e valutazione negli ambiti dell’apprendimento esperienziale, apprendimento per metafore, outdoor training, Collana Ulpiapress, Amaltea edizioni, Melpignano, 2009, p. 297

    Informazioni su Giorgio Colopi

    Psicoterapeuta a Lecce
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